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ARCHIVIO DEL COMITATO
TORINESE PER LA LAICITA' DELLA SCUOLA |
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LE ASSOCIAZIONI ADERENTI LA NOSTRA STORIA INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA
VOLANTINO PLURILINGUE
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Il
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, fondato il 15 febbraio 1983, è
stato sciolto dall'Assemblea dei soci su proposta del Direttivo il 22
marzo 2012, dopo 29 anni di attività. Riportiamo di seguito alcuni documenti
che ne riassumono le ragioni, l'impegno pluridecennale, le difficoltà
incontrate negli ultimi anni. Per la storia del Comitato () Da:
Laicità. Domande e risposte in 38 interviste () a
cura del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola Claudiana, Torino, 2003 Introduzione Lidea
di questo libro va detto subito nasce da un duplice anniversario: i
ventanni di attività del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola e i
quindici anni di pubblicazione del trimestrale Laicità che, con autonomia
di temi e di interessi spazianti ben al di là delle istanze laiche
concernenti specificamente i problemi educativi e scolastici, ne è lorgano
di informazione e dibattito. Sullo
sfondo, e nel contesto, stanno le vicende le trasformazioni e le
contraddizioni del nostro paese e in particolare della nostra scuola anche
prima della data in sé anonima del 15 febbraio 1983 quando, vigente ancora il
Concordato del 1929 introdotto con il corpo dei Patti lateranensi nella
Costituzione repubblicana, il Comitato è stato istituito in pubblica assemblea
nel capoluogo piemontese da cittadini laici credenti e non credenti. Ma
mentre da un lato ci sembra che la panoramica seppur sintetica delle vicende
possa qui rimanere sottintesa o appena accennata, non solo e non tanto perché
abbastanza nota nelle sue linee principali quanto perché notevolmente
esplicita e più avanti richiamata nella pubblicazione in sequenza cronologica
delle 38 interviste, potrebbe daltro lato risultare di una certa utilità
per chi non lo conosca e per la chiarezza stessa del volume qualche rapida
notizia sui caratteri e sulle finalità del Comitato Torinese che nella
presente circostanza si fa pure, a buon titolo, curatore (¹). Il
«che cosa», il «come», il «perché» si direbbe di un modesto e tenace
fenomeno associativo che, a parziale differenza di altre significative (e
talora storiche) associazioni o formazioni anche politiche di segno laico, ha
cercato di alimentare, attraverso unetica della responsabilità e del libero
confronto, una concezione aperta e tollerante, rigorosa senza ideologismi,
della laicità; e, in tale ottica, strutturandosi con adesioni individuali e
di gruppo (attualmente sedici enti e associazioni trovano rappresentanza nel
suo Consiglio Direttivo), ha mantenuto, come sin dallinizio, la compresenza di
aderenti di diversa provenienza religiosa o estranei a connotazioni
confessionali e variamente «liberi pensatori». Così gli scopi statutari del
Comitato si sono andati precisando e ampliando nel tempo ferma restando
lattenzione ai problemi centrali della scuola laica in una società e in uno
Stato laici, ed al corretto rapporto tra pubblico e privato, alla luce dei
princìpi costituzionali fino a postulare, a fronte delle trasformazioni in
atto, la disponibilità delle istituzioni scolastiche ad affrontare programmi
interculturali «nel rispetto delle diversità e dei diritti individuali» e ad
incoraggiare «forme aperte e concrete di educazione alla civile convivenza e
di decisa opposizione ai razzismi ed alla xenofobia». Coi medesimi
intendimenti, a partire dal 1994 nel decennale della discussa revisione
concordataria, il Comitato ha tra laltro promosso annualmente, con
differenti collaborazioni, Convegni di studio su svariati temi di pertinenza
(tre dei quali, a tempi piuttosto ravvicinati 1995, 1997, 2002 sotto
lincalzare preoccupante degli eventi scolastici, fino a dibattere in termini
interrogativi se «ci sarà ancora la pubblica istruzione»): mentre, in
prospettive più generali, le sue posizioni sono state e sono culturalmente e
politicamente denotate anche attraverso i collegamenti partecipativi con
associazioni affini nellimpegno, quali il Comitato Nazionale Scuola e
Costituzione o, più tardi, lAssociazione Per la scuola della Repubblica;
il Gruppo di Carta 89, nella comune convinzione abrogazionista verso ogni
tipo di concordato con la Chiesa cattolica; i Comitati, operanti a Torino ma
con più ampie rispondenze, Per la Costituzione e Oltre il razzismo; e,
nel quadro europeo, la European Humanist Federation. Si
potrebbe chiamare, tutto ciò e altro ancora, osservato secondo corrispondenti
dinamiche interpretative e propositive, il retroterra e parimenti lorizzonte
di azione del periodico Laicità: un piccolo organo di stampa a diffusione
locale e nazionale mirata, oltre che a distribuzione largamente occasionale o
militante, che forse con esiti formalmente non ottimali e certo sempre
ulteriormente migliorabili, pur nella modestia delle risorse e delle pagine
disponibili ha tenuto nel corso degli anni glintenti prioritari di unire informazione
e controinformazione, dibattito delle idee
e confronto culturale. In
tale insieme si colloca anche la versatile e tuttavia non estemporanea
periodicità delle interviste, uscite regolarmente numero dopo numero con le
sole eccezioni di quelli dedicati () ai genitori nel pieno della
rivendicazione del diritto di non avvalersi dellinsegnamento religioso
cattolico, dei supplementi dal titolo Laicità notizie diffusi tra il 1994 e
il 2000, e in genere dei fascicoli contenenti in sintesi gli Atti dei
Convegni torinesi. Interviste che, per un verso e proprio ad iniziare da
quella ad Alessandro Galante Garrone (²), hanno risposto principalmente
allesigenza, sempre avvertita, di garantire al periodico e ai suoi fruitori,
in termini di differenziata e fortificante presenza laica, la maggiore
ampiezza e autorevolezza di opinioni e di contributi critici; per laltro
verso, con la sovente inconsueta complessità delle questioni proposte, hanno
inteso offrire agli stessi lettori spunti e riferimenti per una
documentazione che gli spazi della rivista, ancorché ospitando interventi
selezionati e una rubrica di recensioni, non sarebbero comunque in grado di
aggiornare puntualmente. La
ripubblicazione disposta in sequenza, con laggiunta di ridotte note esplicative,
conserva, come si è detto, lordine cronologico rispettando
nellestrapolazione dai fascicoli originari lavvicendarsi alterno e
variamente datato dei corrispondenti e dei nodi problematici trattati; né
sarebbe stata preferibile, perché in ogni caso preordinata, unorganizzazione
ad esempio tematica dei contenuti, che ne avrebbe forzato il taglio e
lintreccio non solo temporale con cui si definiscono e si svolgono, fino a
mutare il senso medesimo di quanto in questa forma viene presentato. Ci
sembra invece possibile e lecito, in funzione meramente indicativa,
individuare qui alcuni argomenti e temi ricorrenti che valgono essi sì,
nelle rispettive collocazioni testuali a suggerire introduttivamente il
senso deglinteressi, delle scelte e delle preoccupazioni via via emergenti
anche attraverso il filtro delle domande rivolte a persone diverse e a
diversa ragione per noi significative. Risalta anzitutto, sin dalle prime
interviste e in parecchi momenti successivi, il problema cruciale delle lesioni
derivanti dallassetto concordatario, comunque formulato, per la laicità
dello Stato e della scuola; e sotto questultimo aspetto sono da rilevare i
frequenti richiami alle lunghe battaglie minoritarie sostenute nei tribunali
e nel paese chiuso col 1990 il «decennio dellinconcludenza» stigmatizzato
da Manacorda e defluendo nel decennio seguente gli effetti della «parabola
laica» di cui tratta Semeraro ad affermazione dei diritti di libertà nella
vita scolastica (caso tipico la misconosciuta facoltatività dellinsegnamento
della religione cattolica) ed a corretta applicazione degli stessi Accordi
del 1984. È
peraltro la «scuola della Repubblica», già prima incautamente indebolita
nella sua funzione istituzionale e poi sistematicamente assoggettata alle
mutazioni programmate con lavvento del centro-destra, ad assumere crescente
rilevanza nelleconomia dei contributi (da Mauceri
a Marzo e Sylos Labini), spazianti fra gli
essenziali temi in discussione: la forzatura secondo ottiche regionalistiche
e privatistiche della stessa legge di «parità», la favorita prevalenza (non
solo nella scuola) del privato e del progetto liberista sul pubblico,
laggiramento generalizzato della clausola «senza oneri per lo Stato» (art.
33 Cost.); in definitiva, la profilata frantumazione
del sistema pubblico dellistruzione tuttora costituzionalmente determinato.
Ed è, daltronde, il medesimo contesto politico e civile nel quale, in
eloquente alternanza, sintersecano con le riflessioni inevitabilmente
problematiche sul concetto di laicità che, come afferma Flores
dArcais, «non è una tavola di valori» i temi
concomitanti dello Stato di diritto laico, tollerante e necessariamente
democratico, che «in quanto non confessionale, non è né religioso né ateo»,
ma garante delle «condizioni essenziali per la convivenza pacifica di
credenti e non credenti» (Bobbio), di ogni cittadino, dunque, senza
discriminazioni; e i temi della Costituzione che nellantifascismo e nella
Resistenza trovano le proprie radici e che, in special modo, le risposte di
Rodotà, Ferrajoli e Lariccia efficacemente
commentano, pur tra le remore della «filosofia concordataria» e le strettoie
dei tempi più vicini. Donde, sul terreno appunto delle basilari libertà
civili, le specifiche motivazioni che ulteriormente collegano alle istanze
del pluralismo culturale e della libertà religiosa, chiaramente ispirate in
misura certo non accessoria al «principio della separazione fra Chiesa e
Stato» considerato dal «cattolico liberale» Bolgiani
quale «base giuridica e morale che ha garantito e deve garantire la
tolleranza, il pluralismo confessionale ed ideologico, in sostanza la
democrazia moderna»; istanze che, fino allultimo intervento di Spini, sono
volta a volta sostenute da laici che sono anche ebrei, evangelici, musulmani,
o sono laici senzaltre specificazioni. Completano
il quadro complessivo in primo luogo, ad evidenziare un cospicuo allargamento
deglindirizzi operativi del Comitato, le interviste sui problemi di etica e
bioetica che, puntando con l«acquisizione di una più ampia visione storica»
e critica a definire anche nella dimensione esistenziale il passaggio
«dalletica della sacralità» a quella della «qualità della vita» (Mori),
contribuiscono ad orientare, relativamente agli sviluppi delle scienze e delle
biotecnologie, su alcuni dei punti di maggior distanza tra lottica laica e
le posizioni confessionali, soprattutto del magistero cattolico. Né per
minore importanza sono da segnalare, tra i contributi di forte attualità, le
interviste centrate sui diritti (Grillini e Scaglione) e quelle recenti
argomentanti su questioni di rilievo storico, filosofico e politico anche in
prospettiva europea. Il tutto, sempre, con lavvertenza, del resto ovvia per
il lettore, che nessuna delle interviste, citate o no, racchiude in sé una
trattazione monotematica. Così
il volume esce oggi: forse non sempre di agevole lettura per il carattere
qualificato ma multiforme della sua costruzione e tuttavia unitariamente
sorretto da unidea che pensiamo non desueta, che intitola queste stesse
pagine, e di cui non soltanto per noi avvertiamo unurgenza permanente e
non accidentale. Perciò la ragione del libro, per quanto può sembrarci, va
pure al di là delle occasionali ricorrenze. Carlo
Ottino Direttore di Laicità (¹) (²) Da
Nuove interviste sulla laicità (), a
cura del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola La
Grafica Nuova, Torino 2008 Introduzione Con
questo nostro secondo libro che segue idealmente al volume Laicità.
Domande e risposte in 38 interviste (Claudiana, Torino 2003) intendiamo
rammentare anche stavolta un duplice anniversario: lattività del Comitato
Torinese per la Laicità della Scuola che è ormai giunta ai venticinque anni e
la pubblicazione del trimestrale «Laicità», suo organo periodico, che è
giunto ai vent'anni. La continuità è sostanzialmente costituita dalla
ripubblicazione in ordine cronologico delle 14 nuove interviste che, con i
medesimi usuali criteri (testi integrali delle domande abbastanza complesse e
documentate e delle relative risposte), si sono avvicendate sulle nostre
colonne, con la sola eccezione di qualche numero per lo più riportante gli
Atti dei nostri Convegni annuali, dal settembre 2003 al primo numero del
corrente anno (marzo 2008). Penso
di non dover riprendere quanto già scritto nellIntroduzione al volume
precedente, salvo il ricordare che il nostro Comitato si è costituito, per
iniziativa di alcuni enti e associazioni, il 15 febbraio 1983 qualificando la
propria esigenza fondamentale «per la laicità della scuola» ancora nel quadro
della vecchia normativa concordataria, a fronte delle novità allora in
discussione nel campo scolastico (legge di riforma della secondaria
superiore, nuovi programmi per le elementari), ma anche dei «pesanti riflessi
per ciò che riguarda linsegnamento della religione nella scuola», riflessi
tuttora presenti e irrisolti, se non addirittura peggiorati. Limpegno
laico, coerente e pertinace, del Comitato si è pertanto confermato nel corso
degli anni attraverso unazione politico-culturale con gruppi e movimenti
affini cui si è aggiunta più di recente la collaborazione attiva al
costituirsi della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e ai
suoi promettenti sviluppi tendenti fra laltro a promuovere pure in altre
città e regioni un coordinamento di Consulte laiche e dunque una rete
orientata attivamente ai principi della laicità con respiro nazionale. Il
quadro complessivo di tale impegno, sovente non facile dal punto di vista
operativo considerando anche il peggioramento della oggettiva situazione del
paese rispetto alle crescenti pressioni del confessionalismo cattolico e alle
debolezze e inconcludenze di tanta parte delle forze politiche, si è comunque
e variamente arricchito pure al di là dei problemi per noi più istituzionali
della laicità della scuola e dello Stato. Le pagine del periodico hanno
cercato puntualmente di accompagnarne e illustrarne le fasi principali, tra
le quali i già accennati Convegni torinesi si sono andati affermando quali
tradizionali momenti di incontro e di discussione. Non inutile, forse, mi
pare citare qui i temi degli incontri dellultimo quinquennio: La laicità:
una questione aperta per lEuropa (cfr. «Laicità» n. 2, Giugno 2003); Le
sfide della laicità nella cultura e nella società contemporanea: problemi e
prospettive (cfr. «Laicità» n. 2 Giugno 2004); Laicità e diritti umani
(cfr. «Laicità» n. 2 Giugno 2005); Temi di etica laica nel cinema
contemporaneo (cfr. «Laicità» n. 2, Giugno 2006); Laicità,
liberalismo, socialismo. Il divenire della laicità nel mondo globalizzato
(cfr. gli Atti in «Laicità» n. 2 Giugno 2007). Non sfugge, come del resto per
i Convegni precedenti, la varietà degli argomenti e la loro attualità; e vale
tra laltro la pena, prestando qualche attenzione a tali temi e in
particolare alle pagine degli ultimi anni del periodico, soffermarsi proprio
sul progressivo ampliamento degli argomenti affrontati. Non
può sfuggire, riguardo ai Convegni, linteresse spaziante dalla dimensione
europea della laicità alla necessità di approfondirne gli aspetti
contemporanei, dallistanza impellente dei diritti umani ai confronti in sede
politica soprattutto con le specificità non meno che con gli intrecci del
liberalismo e del socialismo; mentre i numeri di «Laicità» si sono
recentemente aperti anche verso la cultura e la critica cinematografiche.
Lattenzione allEuropa, in effetti, non viene a rammentarci soltanto che
lottica laica è esplicitamente figlia dellEuropa moderna e più che mai si
ripercuote oggi sui caratteri e sulle contraddizioni sempre e non solo
insidiate dalle pretese confessionali dellUnione Europea; ma che, pur
nella differenza delle tradizioni e delle culture, è pensabile e proponibile,
non meramente sul piano della ricerca, postulare formulazioni e concrete
pratiche laiche in prospettiva universale, ovvero mondiale. La stessa
associazione, da qualche anno, del nostro Comitato alla Federazione Umanista
Europea (EHF-FHE) di cui, con lUnione Umanista ed Etica Internazionale
(IHEU), si sono svolti a Torino nel giugno scorso i Congressi annuali
attesta linteresse attivo che ci collega a tali tematiche. Non
meno va detto a proposito della sottolineatura dei diritti umani, affermati e
tuttavia sistematicamente violati, in proporzioni varie ma in nessun modo
trascurabili, in quasi tutti i paesi del mondo, Italia compresa:
linterconnessione tra prassi laica e salvaguardia dei diritti umani così
come tra prassi laica e democrazia è non solamente opportuna, ma
inevitabile, dal momento che altrimenti verrebbe a mancare per la laicità il
terreno di alimentazione e sviluppo. Ne sono per noi tra laltro rispondenza
la costante amicizia e collaborazione con Amnesty International e con
chiunque a livello associativo operi nella medesima direzione. Per
quanto concerne poi lultimo Convegno prima citato, sembra superfluo
ricordare non semplicemente il costitutivo senso etico e politico che, in
tempi e circostanze differenti, assume comunque la laicità; ma specialmente
il particolare contesto relazionale con le tradizioni liberali e socialiste
in cui essa si colloca. Il richiamo a queste due tradizioni va per un verso, comè ovvio, tenuto storicamente e
concettualmente separato, sembrando maggiormente significativo il nesso degli
sviluppi laici europei con la classica matrice liberale e più discutibile,
talora parziale, quello con le diverse componenti socialistiche. Peraltro il
binomio «Giustizia e Libertà», che è stato oltre tutto un fattore costitutivo
della Resistenza antifascista, rimanda non occasionalmente alle teorizzazioni
liberalsocialiste delineate non solo nel nostro paese soprattutto nel secolo
scorso prima, durante e dopo il fascismo: teorizzazioni sovente minoritarie,
ma concretizzatesi anche in movimenti e partiti che hanno lasciato tracce ed
esigenze tuttaltro che esaurite e che rendono ancor più oggi attuali i
possibili nessi tra liberalismo e socialismo e pertanto il senso
particolarmente laico dellinterconnessione tra libertà e giustizia nellaccezione
individuale e sociale. Potrei
a questo punto diversificare ulteriormente il discorso, ma fra i temi più
rintracciabili specie nelle ultime annate di «Laicità» mi sembrano di più
generale risonanza e utilità nel dibattito delle idee, ad evidenziare la
specificità anche polemica dellottica laica, quelli costituiti dai
contributi in campo bioetico. Si tratta di contributi da cui meglio emerge
quella specificità nella misura in cui ne emerge la divergenza, e anzi la
contrapposizione di principio tra la visione laica della vita e, in special
modo, la concezione diffusa e ove possibile imposta dalla gerarchia
cattolica. Desidero qui soprattutto segnalare le due pagine a ciò dedicate
nel n. 4 di «Laicità» (Dicembre 2007), nelle quali le due visioni qualità
contro sacralità della vita sono esposte con notevole chiarezza assumendo
quale base il testo integrale, ampiamente sottoscritto, del «Nuovo Manifesto
di Bioetica laica» diffuso il 25 novembre 2007 a cura della Consulta milanese
di Bioetica nel corso di un Convegno organizzato dalla Consulta Torinese per
la Laicità delle Istituzioni. Vi sono annoverati programmaticamente i temi
essenziali che, pur in modo più succinto e in corrispondenza ai quesiti
proposti, si possono trovare nelle risposte di Carlo Alberto Defanti (Dicembre
2006), dal problema ancora irrisolto in sede parlamentare del «testamento
biologico» a quello più delicato e decisivo delleutanasia ovvero del diritto
alla morte corrispettivo in ottica laica, senza presupposti vitalistici, al
diritto alla vita. Resta
infine da sottolineare (ma l«infine» è poi sempre relativo) la dimensione
umana, sempre nel contesto della socialità, dellessere e sentirsi laici. Due
esempi, solo apparentemente diversi o addirittura distanti, potrebbero servirci
in proposito: per un verso, lattenzione ricorrente ai problemi della donna e
dei suoi diritti violati (sintomatico il recente breve articolo di Lidia De Federicis nellultimo numero del periodico); per laltro
verso, lannuale attenzione partecipata al «Giorno della Memoria», dove pure
la presenza femminile in relazione al lager e alla Shoah emerge tra le
questioni salienti, dalla iniziale testimonianza di Giuliana Tedeschi alle
ultime, per adesso, considerazioni («Laicità» n. 1/2008) sulla eccezionale
figura di Etty Hillesum. Cè
dunque, nelle ormai abbastanza annose esperienze del Comitato Torinese e
delle sue pubblicazioni, una rilevante ricchezza di idee e di collaborazioni
personali: alle quali tutte va la nostra riconoscenza e il mio sincero ringraziamento.
A cui personalmente vorrei aggiungere il mio grazie tuttaltro che
occasionale a mia moglie Wanda Desogus che da oltre
cinquantanni accompagna laicamente la mia esistenza ed ha accompagnato,
sommessamente comè suo costume, anche il venticinquennio del Comitato di cui
si tratta; e allamica Laura Ravenna Tedesco che ha appoggiato, con la sua
collaborazione tecnica, il mio lavoro. Innegabile,
concludendo, è e rimane il filo conduttore della laicità: in definitiva, per
chi tende a praticarla, un modo di vivere, una regola di atteggiamento e di
comportamento, attenta allindividuo senza individualismi, propensa alla
relatività senza relativismi, fautrice di moralità senza moralismi. Una
regola tesa a conoscere il passato, a vivere il presente, a comprendere nella
storicità anche lutopia: a guardare dunque, senza dirottamenti metafisici o
confessionali, pure nelle piccole e grandi cose della quotidianità
problematica, verso il futuro. Carlo
Ottino
Direttore
di «Laicità» Lo
scioglimento del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola Il
Comitato, che era stato fondato il 15 febbraio 1983, è stato sciolto
dall'Assemblea dei soci su proposta del Direttivo il 22 marzo 2012, dopo
29 anni di attività. Mi
corre l'obbligo di dare qualche spiegazione e di tracciare un sintetico
bilancio, in quanto presidente del Comitato dal 2006 (e vicepresidente
dall'aprile 1994). In questa funzione mi hanno preceduto: il pastore Franco Giampiccoli e Carlo Ottino, che sono stati tra i
fondatori dell'associazione (Ottino, che è stato presidente quasi
ininterrottamente dal 1985 al 1996, ha
anche dato la sua impronta al Comitato come direttore di "Laicità",
dal primo numero del periodico uscito nel 1988; dopo la sua scomparsa
nell'aprile 2011 gli è succeduto come direttore responsabile Jean-Jacques Peyronel); Pier Valdo Comba, che ha guidato il Comitato
nel 1992-'93 in "spirito di
servizio", come era solito dire; Gianna Tangolo,
che dal 1996 al 1998 ha dato il suo contributo di donna fortemente impegnata
sul nesso tra laicità e problemi sociali; Attilio Tempestini,
che ha gestito una lunga presidenza dal 1998 al 2006. Ma il nostro Comitato
ha sempre avuto una direzione collegiale che si è espressa nelle riunioni
mensili del Consiglio direttivo dell'associazione. Abbiamo
innanzi tutto difeso in modo intransigente il principio della piena
eguaglianza e della non discriminazione nella scuola di Stato,
indipendentemente dalle appartenenze religiose o irreligiose. Abbiamo fornito
informazioni, sostegno e assistenza a
insegnanti, genitori e studenti sulle questioni legate all'insegnamento della
religione cattolica e sui diritti dei non avvalentisi, e più in generale su
temi controversi, privilegi e
discriminazioni derivanti dal
Concordato e dalle Intese tra confessioni religiose e Stato italiano.
Abbiamo partecipato a numerose iniziative nazionali in difesa della scuola
pubblica e contro il finanziamento delle scuole private. Siamo stati membri
consultivi della European Humanist
Federation. Abbiamo organizzato ogni anno, dal 1994
al 2011, convegni di studio sui diversi aspetti della laicità nella scuola,
sui diritti umani, sulla difesa dei principi costituzionali di libertà e di
eguaglianza. Nel corso del tempo, i problemi posti dalla trasformazione della
nostra società in senso pluriculturale, grazie a
un'immigrazione cui sono state date risposte inadeguate e talvolta
razziste, i nuovi spazi di scelta e di
autodeterminazione aperti dal progresso delle tecniche biomediche e
contrastati dalle gerarchie cattoliche , le ineludibili richieste di
riconoscimento di eguali diritti provenienti dalle persone GLBT, ci hanno
posto nuovi compiti. Abbiamo perciò contribuito alla fondazione nel 2005
della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e poi del Centro di
documentazione ricerca e studi sulla cultura laica Piero Calamandrei,
riservando al nostro Comitato l'intervento sui temi specifici della scuola,
pur conservando al periodico Laicità labituale apertura a tutto campo. Negli
ultimi anni abbiamo però dovuto registrare crescenti difficoltà
organizzative, anche per il mancato ricambio generazionale. Alla fine il
Direttivo dell'Associazione ha valutato che l'esiguo numero degli iscritti e
degli abbonati e la mancanza di risorse finanziarie rendevano impossibile
conseguire lo scopo sociale, venendo a mancare una presenza attiva del
Comitato nelle scuole ed essendo sempre più oneroso organizzare l'annuale
convegno di studio e assicurare la regolare pubblicazione del trimestrale
Laicità. Ci
siamo però lasciati con il proposito di dare luogo a una struttura più agile
e più corrispondente alle nostre reali possibilità: un Coordinamento per la
laicità della scuola, aderente alla Consulta Torinese per la Laicità delle
Istituzioni, formato dalle associazioni locali che si occupano in ottica
laica di educazione (tra cui CEMEA, CIDI, FNISM, MCE). Non intendiamo
disperdere quanto abbiamo costruito in decenni di attività, ma continuare
l'impegno per la laicità dello Stato e della scuola in altre forme. Cesare
Pianciola Torino,12
aprile 2012 |
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