ARCHIVIO DEL COMITATO TORINESE PER LA LAICITA' DELLA SCUOLA
 

Il Comitato ha riunito dal 1983 al 2012 cittadini ed enti impegnati nella promozione e nella difesa della laicità dello Stato e della scuola pubblica; ha perseguito il rispetto dell'uguaglianza delle diverse posizioni religiose, il confronto tra le culture e la loro reciproca integrazione nel rispetto delle diversità e dei diritti individuali. Ha fornito consulenza e documentazione a insegnanti, genitori e studenti.

 

 

LE ASSOCIAZIONI  ADERENTI
e i link con i loro siti in rete

 

LA NOSTRA STORIA
dal 1983 al 1998

 

IN MEMORIA DI CARLO OTTINO

 

LO STATUTO

 

DOCUMENTI E COMUNICATI

 

I NOSTRI CONVEGNI ()

 

 

INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA

Nota sull'obbligatorietà per la pubblica amministrazione di attivare le cosiddette attività alternative per gli alunni che ne fanno richiesta

 

VOLANTINO PLURILINGUE
per chi non si avvale dell’i.r.c.

 

 

LIBERTÀ di SCELTA

Piccola guida per una scelta consapevole dell’ insegnamento della religione

cattolica (IRC) nella scuola pubblica

a cura della

ASSOCIAZIONE 31 OTTOBRE

Per una scuola laica e pluralista

 

 

 

laicità
Trimestrale del Comitato Torinese
numeri dal 1998 al 2011

 

Ultimo numero:

Laicità  - N. 4 dicembre 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, fondato il 15 febbraio 1983, è stato sciolto dall'Assemblea dei soci – su proposta del Direttivo – il 22 marzo 2012, dopo 29 anni di attività. Riportiamo di seguito alcuni documenti che ne riassumono le ragioni, l'impegno pluridecennale, le difficoltà incontrate negli ultimi anni.

 

 

Per la storia del Comitato ()

 

 

Da: Laicità. Domande e risposte in 38 interviste ()

a cura del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 Claudiana, Torino, 2003

 

Introduzione

 

L’idea di questo libro – va detto subito – nasce da un duplice anniversario: i vent’anni di attività del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola e i quindici anni di pubblicazione del trimestrale “Laicità” che, con autonomia di temi e di interessi spazianti ben al di là delle istanze laiche concernenti specificamente i problemi educativi e scolastici, ne è l’organo di informazione e dibattito.

Sullo sfondo, e nel contesto, stanno le vicende – le trasformazioni e le contraddizioni – del nostro paese e in particolare della nostra scuola anche prima della data in sé anonima del 15 febbraio 1983 quando, vigente ancora il Concordato del 1929 introdotto con il corpo dei Patti lateranensi nella Costituzione repubblicana, il Comitato è stato istituito in pubblica assemblea nel capoluogo piemontese da cittadini laici credenti e non credenti. Ma mentre da un lato ci sembra che la panoramica seppur sintetica delle vicende possa qui rimanere sottintesa o appena accennata, non solo e non tanto perché abbastanza nota nelle sue linee principali quanto perché notevolmente esplicita e più avanti richiamata nella pubblicazione in sequenza cronologica delle 38 interviste, potrebbe d’altro lato risultare di una certa utilità – per chi non lo conosca e per la chiarezza stessa del volume – qualche rapida notizia sui caratteri e sulle finalità del Comitato Torinese che nella presente circostanza si fa pure, a buon titolo, curatore (¹).

Il «che cosa», il «come», il «perché» – si direbbe – di un modesto e tenace fenomeno associativo che, a parziale differenza di altre significative (e talora storiche) associazioni o formazioni anche politiche di segno laico, ha cercato di alimentare, attraverso un’etica della responsabilità e del libero confronto, una concezione aperta e tollerante, rigorosa senza ideologismi, della laicità; e, in tale ottica, strutturandosi con adesioni individuali e di gruppo (attualmente sedici enti e associazioni trovano rappresentanza nel suo Consiglio Direttivo), ha mantenuto, come sin dall’inizio, la compresenza di aderenti di diversa provenienza religiosa o estranei a connotazioni confessionali e variamente «liberi pensatori». Così gli scopi statutari del Comitato si sono andati precisando e ampliando nel tempo – ferma restando l’attenzione ai problemi centrali della scuola laica in una società e in uno Stato laici, ed al corretto rapporto tra pubblico e privato, alla luce dei princìpi costituzionali – fino a postulare, a fronte delle trasformazioni in atto, la disponibilità delle istituzioni scolastiche ad affrontare programmi interculturali «nel rispetto delle diversità e dei diritti individuali» e ad incoraggiare «forme aperte e concrete di educazione alla civile convivenza e di decisa opposizione ai razzismi ed alla xenofobia». Coi medesimi intendimenti, a partire dal 1994 nel decennale della discussa revisione concordataria, il Comitato ha tra l’altro promosso annualmente, con differenti collaborazioni, Convegni di studio su svariati temi di pertinenza (tre dei quali, a tempi piuttosto ravvicinati – 1995, 1997, 2002 – sotto l’incalzare preoccupante degli eventi scolastici, fino a dibattere in termini interrogativi se «ci sarà ancora la pubblica istruzione»): mentre, in prospettive più generali, le sue posizioni sono state e sono culturalmente e politicamente denotate anche attraverso i collegamenti partecipativi con associazioni affini nell’impegno, quali il Comitato Nazionale Scuola e Costituzione o, più tardi, l’Associazione “Per la scuola della Repubblica”; il Gruppo di “Carta ‘89”, nella comune convinzione abrogazionista verso ogni tipo di concordato con la Chiesa cattolica; i Comitati, operanti a Torino ma con più ampie rispondenze, “Per la Costituzione” e “Oltre il razzismo”; e, nel quadro europeo, la “European Humanist Federation”.

Si potrebbe chiamare, tutto ciò e altro ancora, osservato secondo corrispondenti dinamiche interpretative e propositive, il retroterra e parimenti l’orizzonte di azione del periodico “Laicità”: un piccolo organo di stampa a diffusione locale e nazionale mirata, oltre che a distribuzione largamente occasionale o militante, che – forse con esiti formalmente non ottimali e certo sempre ulteriormente migliorabili, pur nella modestia delle risorse e delle pagine disponibili – ha tenuto nel corso degli anni gl’intenti prioritari di unire informazione e controinformazione, dibattito delle idee  e confronto culturale.

In tale insieme si colloca anche la versatile e tuttavia non estemporanea periodicità delle interviste, uscite regolarmente numero dopo numero con le sole eccezioni di quelli dedicati () ai genitori nel pieno della rivendicazione del diritto di non avvalersi dell’insegnamento religioso cattolico, dei supplementi dal titolo “Laicità notizie” diffusi tra il 1994 e il 2000, e in genere dei fascicoli contenenti in sintesi gli Atti dei Convegni torinesi. Interviste che, per un verso e proprio ad iniziare da quella ad Alessandro Galante Garrone (²), hanno risposto principalmente all’esigenza, sempre avvertita, di garantire al periodico e ai suoi fruitori, in termini di differenziata e fortificante presenza laica, la maggiore ampiezza e autorevolezza di opinioni e di contributi critici; per l’altro verso, con la sovente inconsueta complessità delle questioni proposte, hanno inteso offrire agli stessi lettori spunti e riferimenti per una documentazione che gli spazi della rivista, ancorché ospitando interventi selezionati e una rubrica di recensioni, non sarebbero comunque in grado di aggiornare puntualmente.

La ripubblicazione disposta in sequenza, con l’aggiunta di ridotte note esplicative, conserva, come si è detto, l’ordine cronologico rispettando nell’estrapolazione dai fascicoli originari l’avvicendarsi alterno e variamente datato dei corrispondenti e dei nodi problematici trattati; né sarebbe stata preferibile, perché in ogni caso preordinata, un’organizzazione ad esempio tematica dei contenuti, che ne avrebbe forzato il taglio e l’intreccio non solo temporale con cui si definiscono e si svolgono, fino a mutare il senso medesimo di quanto in questa forma viene presentato.

Ci sembra invece possibile e lecito, in funzione meramente indicativa, individuare qui alcuni argomenti e temi ricorrenti che valgono – essi sì, nelle rispettive collocazioni testuali – a suggerire introduttivamente il senso degl’interessi, delle scelte e delle preoccupazioni via via emergenti anche attraverso il filtro delle domande rivolte a persone diverse e a diversa ragione per noi significative. Risalta anzitutto, sin dalle prime interviste e in parecchi momenti successivi, il problema cruciale delle lesioni derivanti dall’assetto concordatario, comunque formulato, per la laicità dello Stato e della scuola; e sotto quest’ultimo aspetto sono da rilevare i frequenti richiami alle lunghe battaglie minoritarie sostenute nei tribunali e nel paese – chiuso col 1990 il «decennio dell’inconcludenza» stigmatizzato da Manacorda e defluendo nel decennio seguente gli effetti della «parabola laica» di cui tratta Semeraro – ad affermazione dei diritti di libertà nella vita scolastica (caso tipico la misconosciuta facoltatività dell’insegnamento della religione cattolica) ed a corretta applicazione degli stessi Accordi del 1984.

È peraltro la «scuola della Repubblica», già prima incautamente indebolita nella sua funzione istituzionale e poi sistematicamente assoggettata alle mutazioni programmate con l’avvento del centro-destra, ad assumere crescente rilevanza nell’economia dei contributi (da Mauceri a Marzo e Sylos Labini), spazianti fra gli essenziali temi in discussione: la forzatura secondo ottiche regionalistiche e privatistiche della stessa legge di «parità», la favorita prevalenza (non solo nella scuola) del privato e del progetto liberista sul pubblico, l’aggiramento generalizzato della clausola «senza oneri per lo Stato» (art. 33 Cost.); in definitiva, la profilata frantumazione del sistema pubblico dell’istruzione tuttora costituzionalmente determinato. Ed è, d’altronde, il medesimo contesto politico e civile nel quale, in eloquente alternanza, s’intersecano – con le riflessioni inevitabilmente problematiche sul concetto di laicità che, come afferma FloresArcais, «non è una tavola di valori» – i temi concomitanti dello Stato di diritto laico, tollerante e necessariamente democratico, che «in quanto non confessionale, non è né religioso né ateo», ma garante delle «condizioni essenziali per la convivenza pacifica di credenti e non credenti» (Bobbio), di ogni cittadino, dunque, senza discriminazioni; e i temi della Costituzione che nell’antifascismo e nella Resistenza trovano le proprie radici e che, in special modo, le risposte di Rodotà, Ferrajoli e Lariccia efficacemente commentano, pur tra le remore della «filosofia concordataria» e le strettoie dei tempi più vicini. Donde, sul terreno appunto delle basilari libertà civili, le specifiche motivazioni che ulteriormente collegano alle istanze del pluralismo culturale e della libertà religiosa, chiaramente ispirate in misura certo non accessoria al «principio della separazione fra Chiesa e Stato» considerato dal «cattolico liberale» Bolgiani quale «base giuridica e morale che ha garantito e deve garantire la tolleranza, il pluralismo confessionale ed ideologico, in sostanza la democrazia moderna»; istanze che, fino all’ultimo intervento di Spini, sono volta a volta sostenute da laici che sono anche ebrei, evangelici, musulmani, o sono laici senz’altre specificazioni.

Completano il quadro complessivo in primo luogo, ad evidenziare un cospicuo allargamento degl’indirizzi operativi del Comitato, le interviste sui problemi di etica e bioetica che, puntando con l’«acquisizione di una più ampia visione storica» e critica a definire anche nella dimensione esistenziale il passaggio «dall’etica della sacralità» a quella della «qualità della vita» (Mori), contribuiscono ad orientare, relativamente agli sviluppi delle scienze e delle biotecnologie, su alcuni dei punti di maggior distanza tra l’ottica laica e le posizioni confessionali, soprattutto del magistero cattolico. Né per minore importanza sono da segnalare, tra i contributi di forte attualità, le interviste centrate sui diritti (Grillini e Scaglione) e quelle recenti argomentanti su questioni di rilievo storico, filosofico e politico anche in prospettiva europea. Il tutto, sempre, con l’avvertenza, del resto ovvia per il lettore, che nessuna delle interviste, citate o no, racchiude in sé una trattazione monotematica.

Così il volume esce oggi: forse non sempre di agevole lettura per il carattere qualificato ma multiforme della sua costruzione e tuttavia unitariamente sorretto da un’idea che pensiamo non desueta, che intitola queste stesse pagine, e di cui – non soltanto per noi – avvertiamo un’urgenza permanente e non accidentale. Perciò la ragione del libro, per quanto può sembrarci, va pure al di là delle occasionali ricorrenze.

 

Carlo Ottino

                                                                                                               Direttore di “Laicità”

 


(¹)
In particolare hanno redatto le note e l’appendice biobibliografica Mirella Bert, Grazia Dalla Valle e Cesare Pianciola.

(²)
A tale intervista del 1988, con cui appunto si apre il volume, è collegato idealmente il contributo di adesione e di solidarietà della Prefazione, frutto di recenti conversazioni, per il quale ringraziamo l’anziano Maestro.

 

 

 

 

Da Nuove interviste sulla laicità (),

a cura del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

La Grafica Nuova, Torino 2008

 

Introduzione

 

Con questo nostro secondo libro – che segue idealmente al volume Laicità. Domande e risposte in 38 interviste (Claudiana, Torino 2003) – intendiamo rammentare anche stavolta un duplice anniversario: l’attività del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola che è ormai giunta ai venticinque anni e la pubblicazione del trimestrale «Laicità», suo organo periodico, che è giunto ai vent'anni. La continuità è sostanzialmente costituita dalla ripubblicazione in ordine cronologico delle 14 nuove interviste che, con i medesimi usuali criteri (testi integrali delle domande abbastanza complesse e documentate e delle relative risposte), si sono avvicendate sulle nostre colonne, con la sola eccezione di qualche numero per lo più riportante gli Atti dei nostri Convegni annuali, dal settembre 2003 al primo numero del corrente anno (marzo 2008).

Penso di non dover riprendere quanto già scritto nell’Introduzione al volume precedente, salvo il ricordare che il nostro Comitato si è costituito, per iniziativa di alcuni enti e associazioni, il 15 febbraio 1983 qualificando la propria esigenza fondamentale «per la laicità della scuola» ancora nel quadro della vecchia normativa concordataria, a fronte delle novità allora in discussione nel campo scolastico (legge di riforma della secondaria superiore, nuovi programmi per le elementari), ma anche dei «pesanti riflessi per ciò che riguarda l’insegnamento della religione nella scuola», riflessi tuttora presenti e irrisolti, se non addirittura peggiorati.

L’impegno laico, coerente e pertinace, del Comitato si è pertanto confermato nel corso degli anni attraverso un’azione politico-culturale con gruppi e movimenti affini cui si è aggiunta più di recente la collaborazione attiva al costituirsi della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e ai suoi promettenti sviluppi tendenti fra l’altro a promuovere pure in altre città e regioni un coordinamento di Consulte laiche e dunque una rete orientata attivamente ai principi della laicità con respiro nazionale. Il quadro complessivo di tale impegno, sovente non facile dal punto di vista operativo considerando anche il peggioramento della oggettiva situazione del paese rispetto alle crescenti pressioni del confessionalismo cattolico e alle debolezze e inconcludenze di tanta parte delle forze politiche, si è comunque e variamente arricchito pure al di là dei problemi per noi più istituzionali della laicità della scuola e dello Stato. Le pagine del periodico hanno cercato puntualmente di accompagnarne e illustrarne le fasi principali, tra le quali i già accennati Convegni torinesi si sono andati affermando quali tradizionali momenti di incontro e di discussione. Non inutile, forse, mi pare citare qui i temi degli incontri dell’ultimo quinquennio: La laicità: una questione aperta per l’Europa (cfr. «Laicità» n. 2, Giugno 2003); Le sfide della laicità nella cultura e nella società contemporanea: problemi e prospettive (cfr. «Laicità» n. 2 Giugno 2004); Laicità e diritti umani (cfr. «Laicità» n. 2 Giugno 2005); Temi di etica laica nel cinema contemporaneo (cfr. «Laicità» n. 2, Giugno 2006); Laicità, liberalismo, socialismo. Il divenire della laicità nel mondo globalizzato (cfr. gli Atti in «Laicità» n. 2 Giugno 2007). Non sfugge, come del resto per i Convegni precedenti, la varietà degli argomenti e la loro attualità; e vale tra l’altro la pena, prestando qualche attenzione a tali temi e in particolare alle pagine degli ultimi anni del periodico, soffermarsi proprio sul progressivo ampliamento degli argomenti affrontati.

Non può sfuggire, riguardo ai Convegni, l’interesse spaziante dalla dimensione europea della laicità alla necessità di approfondirne gli aspetti contemporanei, dall’istanza impellente dei diritti umani ai confronti in sede politica soprattutto con le specificità non meno che con gli intrecci del liberalismo e del socialismo; mentre i numeri di «Laicità» si sono recentemente aperti anche verso la cultura e la critica cinematografiche. L’attenzione all’Europa, in effetti, non viene a rammentarci soltanto che l’ottica laica è esplicitamente figlia dell’Europa moderna e più che mai si ripercuote oggi sui caratteri e sulle contraddizioni – sempre e non solo insidiate dalle pretese confessionali – dell’Unione Europea; ma che, pur nella differenza delle tradizioni e delle culture, è pensabile e proponibile, non meramente sul piano della ricerca, postulare formulazioni e concrete pratiche laiche in prospettiva universale, ovvero mondiale. La stessa associazione, da qualche anno, del nostro Comitato alla Federazione Umanista Europea (EHF-FHE) – di cui, con l’Unione Umanista ed Etica Internazionale (IHEU), si sono svolti a Torino nel giugno scorso i Congressi annuali – attesta l’interesse attivo che ci collega a tali tematiche.

Non meno va detto a proposito della sottolineatura dei diritti umani, affermati e tuttavia sistematicamente violati, in proporzioni varie ma in nessun modo trascurabili, in quasi tutti i paesi del mondo, Italia compresa: l’interconnessione tra prassi laica e salvaguardia dei diritti umani – così come tra prassi laica e democrazia – è non solamente opportuna, ma inevitabile, dal momento che altrimenti verrebbe a mancare per la laicità il terreno di alimentazione e sviluppo. Ne sono per noi tra l’altro rispondenza la costante amicizia e collaborazione con Amnesty International e con chiunque a livello associativo operi nella medesima direzione.

Per quanto concerne poi l’ultimo Convegno prima citato, sembra superfluo ricordare non semplicemente il costitutivo senso etico e politico che, in tempi e circostanze differenti, assume comunque la laicità; ma specialmente il particolare contesto relazionale con le tradizioni liberali e socialiste in cui essa si colloca. Il richiamo a queste due tradizioni va per un  verso, com’è ovvio, tenuto storicamente e concettualmente separato, sembrando maggiormente significativo il nesso degli sviluppi laici europei con la classica matrice liberale e più discutibile, talora parziale, quello con le diverse componenti socialistiche. Peraltro il binomio «Giustizia e Libertà», che è stato oltre tutto un fattore costitutivo della Resistenza antifascista, rimanda non occasionalmente alle teorizzazioni liberalsocialiste delineate non solo nel nostro paese soprattutto nel secolo scorso prima, durante e dopo il fascismo: teorizzazioni sovente minoritarie, ma concretizzatesi anche in movimenti e partiti che hanno lasciato tracce ed esigenze tutt’altro che esaurite e che rendono ancor più oggi attuali i possibili nessi tra liberalismo e socialismo e pertanto il senso particolarmente laico dell’interconnessione tra libertà e giustizia nell’accezione individuale e sociale.

Potrei a questo punto diversificare ulteriormente il discorso, ma fra i temi più rintracciabili specie nelle ultime annate di «Laicità» mi sembrano di più generale risonanza e utilità nel dibattito delle idee, ad evidenziare la specificità anche polemica dell’ottica laica, quelli costituiti dai contributi in campo bioetico. Si tratta di contributi da cui meglio emerge quella specificità nella misura in cui ne emerge la divergenza, e anzi la contrapposizione di principio tra la visione laica della vita e, in special modo, la concezione diffusa e ove possibile imposta dalla gerarchia cattolica. Desidero qui soprattutto segnalare le due pagine a ciò dedicate nel n. 4 di «Laicità» (Dicembre 2007), nelle quali le due visioni – qualità contro sacralità della vita – sono esposte con notevole chiarezza assumendo quale base il testo integrale, ampiamente sottoscritto, del «Nuovo Manifesto di Bioetica laica» diffuso il 25 novembre 2007 a cura della Consulta milanese di Bioetica nel corso di un Convegno organizzato dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni. Vi sono annoverati programmaticamente i temi essenziali che, pur in modo più succinto e in corrispondenza ai quesiti proposti, si possono trovare nelle risposte di Carlo Alberto Defanti  (Dicembre 2006), dal problema ancora irrisolto in sede parlamentare del «testamento biologico» a quello più delicato e decisivo dell’eutanasia ovvero del diritto alla morte corrispettivo in ottica laica, senza presupposti vitalistici, al diritto alla vita.

Resta infine da sottolineare (ma l’«infine» è poi sempre relativo) la dimensione umana, sempre nel contesto della socialità, dell’essere e sentirsi laici. Due esempi, solo apparentemente diversi o addirittura distanti, potrebbero servirci in proposito: per un verso, l’attenzione ricorrente ai problemi della donna e dei suoi diritti violati (sintomatico il recente breve articolo di Lidia De Federicis nell’ultimo numero del periodico); per l’altro verso, l’annuale attenzione partecipata al «Giorno della Memoria», dove pure la presenza femminile in relazione al lager e alla Shoah emerge tra le questioni salienti, dalla iniziale testimonianza di Giuliana Tedeschi alle ultime, per adesso, considerazioni («Laicità» n. 1/2008) sulla eccezionale figura di Etty Hillesum.

C’è dunque, nelle ormai abbastanza annose esperienze del Comitato Torinese e delle sue pubblicazioni, una rilevante ricchezza di idee e di collaborazioni personali: alle quali tutte va la nostra riconoscenza e il mio sincero ringraziamento. A cui personalmente vorrei aggiungere il mio grazie tutt’altro che occasionale a mia moglie Wanda Desogus che da oltre cinquant’anni accompagna laicamente la mia esistenza ed ha accompagnato, sommessamente com’è suo costume, anche il venticinquennio del Comitato di cui si tratta; e all’amica Laura Ravenna Tedesco che ha appoggiato, con la sua collaborazione tecnica, il mio lavoro.

Innegabile, concludendo, è e rimane il filo conduttore della laicità: in definitiva, per chi tende a praticarla, un modo di vivere, una regola di atteggiamento e di comportamento, attenta all’individuo senza individualismi, propensa alla relatività senza relativismi, fautrice di moralità senza moralismi. Una regola tesa a conoscere il passato, a vivere il presente, a comprendere nella storicità anche l’utopia: a guardare dunque, senza dirottamenti metafisici o confessionali, pure nelle piccole e grandi cose della quotidianità problematica, verso il futuro.

 

Carlo Ottino

                                                                                                   Direttore di «Laicità»

 

 

 

Lo scioglimento del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 

Il Comitato, che era stato fondato il 15 febbraio 1983, è stato sciolto dall'Assemblea dei soci – su proposta del Direttivo – il 22 marzo 2012, dopo 29 anni di attività.

Mi corre l'obbligo di dare qualche spiegazione e di tracciare un sintetico bilancio, in quanto presidente del Comitato dal 2006 (e vicepresidente dall'aprile 1994). In questa funzione mi hanno preceduto: il pastore Franco Giampiccoli e Carlo Ottino, che sono stati tra i fondatori dell'associazione (Ottino, che è stato presidente quasi ininterrottamente dal 1985 al 1996,  ha anche dato la sua impronta al Comitato come direttore di "Laicità", dal primo numero del periodico uscito nel 1988; dopo la sua scomparsa nell'aprile 2011 gli è succeduto come direttore responsabile Jean-Jacques Peyronel); Pier Valdo Comba, che ha guidato il Comitato nel  1992-'93 in "spirito di servizio", come era solito dire; Gianna Tangolo, che dal 1996 al 1998 ha dato il suo contributo di donna fortemente impegnata sul nesso tra laicità e problemi sociali; Attilio Tempestini, che ha gestito una lunga presidenza dal 1998 al 2006. Ma il nostro Comitato ha sempre avuto una direzione collegiale che si è espressa nelle riunioni mensili del Consiglio direttivo dell'associazione.

Abbiamo innanzi tutto difeso in modo intransigente il principio della piena eguaglianza e della non discriminazione nella scuola di Stato, indipendentemente dalle appartenenze religiose o irreligiose. Abbiamo fornito informazioni, sostegno e assistenza  a insegnanti, genitori e studenti sulle questioni legate all'insegnamento della religione cattolica e sui diritti dei non avvalentisi, e più in generale su temi controversi, privilegi  e discriminazioni derivanti dal  Concordato e dalle Intese tra confessioni religiose e Stato italiano. Abbiamo partecipato a numerose iniziative nazionali in difesa della scuola pubblica e contro il finanziamento delle scuole private. Siamo stati membri consultivi della European Humanist Federation. Abbiamo organizzato ogni anno, dal 1994 al 2011, convegni di studio sui diversi aspetti della laicità nella scuola, sui diritti umani, sulla difesa dei principi costituzionali di libertà e di eguaglianza. Nel corso del tempo, i problemi posti dalla trasformazione della nostra società in senso pluriculturale, grazie a un'immigrazione cui sono state date risposte inadeguate e talvolta razziste,  i nuovi spazi di scelta e di autodeterminazione aperti dal progresso delle tecniche biomediche – e contrastati dalle gerarchie cattoliche –, le ineludibili richieste di riconoscimento di eguali diritti provenienti dalle persone GLBT, ci hanno posto nuovi compiti. Abbiamo perciò contribuito alla fondazione nel 2005 della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e poi del Centro di documentazione ricerca e studi sulla cultura laica “Piero Calamandrei”, riservando al nostro Comitato l'intervento sui temi specifici della scuola, pur conservando al periodico “Laicità” l’abituale apertura a tutto campo.

Negli ultimi anni abbiamo però dovuto registrare crescenti difficoltà organizzative, anche per il mancato ricambio generazionale. Alla fine il Direttivo dell'Associazione ha valutato che l'esiguo numero degli iscritti e degli abbonati e la mancanza di risorse finanziarie rendevano impossibile conseguire lo scopo sociale, venendo a mancare una presenza attiva del Comitato nelle scuole ed essendo sempre più oneroso organizzare l'annuale convegno di studio e assicurare la regolare pubblicazione del trimestrale “Laicità”.

Ci siamo però lasciati con il proposito di dare luogo a una struttura più agile e più corrispondente alle nostre reali possibilità: un Coordinamento per la laicità della scuola, aderente alla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, formato dalle associazioni locali che si occupano in ottica laica di educazione (tra cui CEMEA, CIDI, FNISM, MCE). Non intendiamo disperdere quanto abbiamo costruito in decenni di attività, ma continuare l'impegno per la laicità dello Stato e della scuola  in altre forme. 

 

Cesare Pianciola

Torino,12 aprile 2012